Wednesday 28 December 2016

Not called "to make an impact"


Last night Mildred and Ian Lobo were here at Zosvaddo with their kids. The conversation veered around to the questionnaire / survey being conducted by the Salesians in India (as part of the preparation for the Team Visit in 2017). They said they answered Yes to some questions and No to many others. The Yes was most about the kind of services, educational, technical, professional, that Salesians offer well, in their own experience, mostly in the city of Mumbai. The No was, I think, to whether the Salesians are able to guide young people and accompany them in the faith, in their human growth, and so on. To "whether you are doing what you are really supposed to do," is what I remember this young couple saying.

I could not help remember my being interviewed by Conrad Saldanha. When, at the end of the interview, I asked him what he thought of the Salesians in India, his reply was careful and indirect, but very significant: you are not called to compete with the great industrial houses or the great educational institutions; you are not called to "make an impact." For me, the central question is discernment: what is God calling you to do?

I learned that Conrad used to be a Jesuit, and that he left - after a good discernment - in the early years of his religious life, before ordination.  

Monday 26 December 2016

A village to raise a child

If it takes a village to raise a child it takes a village to abuse one. Garabedian, Spotlight

Monday 19 December 2016

Gesù, il nezer di Iesse

At Neot Kedumim, Israel

L’antifona “O” parla oggi del Virgulto di Iesse (Is 11,1). La parola originale è nezer, virgulto dell’ulivo, molto familiare ai popoli del bacino mediterraneo. Subito pensiamo di Gesù di Nazareth: non solo un uomo da un paesino sperduto nei colli della Galilea, ma il nazoreno, nazoraios, Virgulto di Iesse, innalzato come segno per i popoli, invocato dalle nazioni, e davanti a chi tacciono i re della terra.

A questo Virgulto, a questo re, diciamo: vieni, vieni a liberarci, non tardare, non tardare.

Siamo in vigilanza, in attesa; e qui il senso della profezia di Isaia della lettura di oggi (Is 21,11-12). Una profezia strana e difficile. Un oracolo su Duma / Edom. Una domanda, un grido, da Seir – Idumea alla “sentinella,” guardiano, custode, profeta: quanto resta della notte? Una domanda urgente, ripetuta. E ugualmente la risposta, misteriosa, non chiara, ma anche essa urgente: Viene il mattino, e poi la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite! Il tema dell’attesa, della vigilanza.

Israele era in attesa, e lo è ancora. Noi siamo chiamati ad attendere, aspettare, vigilare. Quante volte sulle labbra di Gesù stesso abbiamo sentito questa parola: vigilate! Siamo in attesa di Dio e degli uomini. Il salesiano è attento alle tracce di Dio negli uomini e specialmente nei giovani: “Immerso nel mondo e nelle preoccupazioni della vita pastorale, il salesiano impara a incontrare Dio attraverso quelli a cui è mandato.” (C 95) Attento con una attenzione serena, con uno sguardo pastorale, consapevole di essere sulla terra sacra, davanti al roveto ardente. Consapevole della propria chiamata ad essere SEGNO, anche nella propria fragilità.

SCRUTATE! Questo è il titolo suggestivo del secondo dei tre piccoli libri pubblicati dalla CIVCSA durante l’anno di vita consacrata. Al centro del libretto è il profeta Elia pregando sul Monte Carmelo, mandando il suo servo sette volte a osservare il mare, fino a che non vede una piccola nube, piccola come mano d’uomo, segno fragile di una pioggia torrenziale. La piccola nube, la brezza leggera dalla quale parla il Signore a un Elia frustrato, il germoglio tenero e fragile - si possono identificare oggi “con tanti desideri inquieti dei nostri contemporanei, che cercano interlocutori sapienti, pazienti compagni di cammino, capaci di accoglienza disarmata nel cuore, facilitatori e non controllori della grazia, per nuove stagioni di fraternità e salvezza.” [CIVCSA, Scrutate! #11] Siamo chiamati a fede in Dio e fiducia verso gli uomini, siamo chiamati alla “grazia della pazienza, ad attendere e tornare a scrutare il cielo fino a sette volte, tutto il tempo necessario, affinché il cammino di tutti non si fermi per l’indolenza di alcuni”. [Scrutate! #12]

E tutto questo perché si vede un germoglio, che è il Virgulto di Iesse, Gesù di Nazaret, il nazareno, il nazoraio, segno innalzato da Dio per le nazioni, segno nella povertà, oscurità, umiltà, debolezza, morte.
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Tuesday 13 December 2016

Guadalupe

Uno sguardo alla Madona di Guadalupe
Il 12 dicembre 1531, impressa sulla ‘tilma’ di Juan Diego, un mantello grezzo da contadino fatto con le fibre dell’agave, a Guadalupe, in Messico.

             “Vedendo come Dio ha tessuto il volto e la figura della Guadalupana nella tilma di Juan Diego, possiamo pregare contemplando come tesse la nostra anima e la vita della Chiesa. Dicono che non si può vedere come è “dipinta” l’immagine. È come se fosse stampata. Mi piace pensare che il miracolo non sia stato solo quello di “stampare o dipingere l’immagine con un pennello”, ma che “si è ricreato l’intero manto”, trasfigurato da capo a piedi, e ciascun filo – quelli che le donne fin da piccole imparano a tessere, e per i capi di vestiario più fini si servono delle fibre del cuore del maguey (dalle cui foglie si estraggono i fili) - , ogni filo che occupava il suo posto venne trasfigurato, assumendo quelle sfumature che risaltano al loro posto stabilito e, intessuto con gli altri fili, in ugual modo trasfigurati, fanno apparire il volto della Madonna e tutta la sua persona e ciò che le sta attorno. La misericordia fa la stessa cosa con noi: non ci “dipinge” dall’esterno una faccia da buoni, non ci fa il photoshop, ma con i medesimi fili delle nostre miserie – con quelli! – e dei nostri peccati – con quelli! –, intessuti con amore di Padre, ci tesse in modo tale che la nostra anima si rinnova recuperando la sua vera immagine, quella di Gesù”                                                             (Santa Maria Maggiore, 2 giugno 2016)

                                                                    Papa Francisco

Comment on the Our Father by J.J. Bartolomé

Way of being disciple is by praying, not by doing.
Mt is pedagogical. 
Teaches by contrast. 
Not like the jews
Not like the gentiles
Christian prayer is new.
Jesus is hard. Jews are hypocrite s gentiles were chiaccheroni.
None of his disciples is to pray like them
Hypocrisy: looking for self instead of for God. We cannot use God. He is the center. He is first. The kickback here : not contemplated by god but by men. So: what r we looking for?
Pagans. Lots if words. Convincing god to come.to.our help
We do not really trust him. But our own devices.
How to overcome? God our father knows us because he is father
So Jesus first insists on the attitude.
1. Allow god to contemplate us. 

2. Feel taken care of by God. 

Monday 12 December 2016

Balaam's prophecy Num 24,7

Fluiranno acque dalle sue secchie
e il suo seme come acque copiose. (Num 24, 7 CEI)

A hero arises from their stock
he reigns over countless peoples.

He will pour water from his buckets,
    and his descendants will stream forth like abundant water. (Intl Std Version)

“Water will flow from their branches,
their seed will have water aplenty. (Complete Jewish Bible)

Water shall flow from his buckets,
And his seed shall be in many waters, (American Std V)


Water shall flow from his buckets,
    and his seed shall be in many waters, (RSVCE)


He shall pour the [rainfall] mayim out of his buckets, and his zera shall have mayim rabbim, (Orthodox Jewish Bible)

Dhakto munis

"Hanv dhakto munis," the father of a Salesian once said to me. Dhakto munis - an interesting variant on "bahujan" - the "majority people" - which is also now much in use, in contrast to "mahajan" - the "big people." It might be the "basso popolo" in Italian. And of course the traditional "kulachari" which is simply "servant" - shudra. 

Saturday 10 December 2016

The new Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis

The Congregation for the Clergy released Il dono della vocazione presbiterale: Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis on 8 Dec 2016. Just a few random points picked up from a cursory reading.

The phase of philosophical studies is referred to as "la tappa discepolare," while that of theological studies as "la tappa configuratrice" - following the distinction between the sequela Christi and the configuration to Christ that perhaps people like Cencini make: not enough to follow Christ; the vocation is to become Christ.

There is a note on vocations coming from indigenous peoples, as also one on "adult" vocations. The latter talks about these late vocations as coming a personality structure that is quite settled already, the need for a good discernment, and recommends that an age limit be set.

Another and very interesting note on vocations from migrants - very relevant also to us.

In ch. 4, "formazione permanente" seems to be clearly distinguished from "formazione iniziale" as a distinct phase that begins after the latter. But in a later chapter - perhaps 7 - the distinction is more fluid.

Among the "means of formation" is not only personal accompaniment but also communitarian accompaniment (see ch. 3).

Ch. 3 also has an insistence on formation to interiority and to communion. Formation to interiority would be what the FSDB calls "personalization": not enough to have external conformity - compliance - to rules; formation must touch the heart.

There is also, in ch. 6 on the agents of formation, a note on the role of consecrated people and laity in formation.

And one on the "formazione permanente" of all the agents of formation (ch. 6 i).


Sunday 4 December 2016

Greatness

Abdul Kalam struggled to study, with his passion to become an air force pilot. He failed in the interview: 9 persons were selected, and he came 10th. He came close to committing suicide, but in the end went ahead - and life opened up for him in marvellous ways. He went on to become not only one of India's most renowned scientists but also President of the nation. It is important not to allow failure to have the last word. Failures can be paths to greater things.

But we might ask ourselves: what is the meaning of great? Who is really great? Don Bosco was a poor boy who decided to give his life for other poor boys. In this lies his greatness. When life is given it is multiplied. This is what happened to Kalam. This is what happened to many others.

It is important to learn to live life not only for myself, or for my family, my community, but for the larger community, the nation, and the whole world. 

Martini on God's action in the church


È Dio che plasma una diocesi, che plasma la Chiesa e noi dobbiamo lasciarci modellare. La sua misericordia sa recuperare l'argilla ributtata nella massa fangosa per realizzare il capolavoro che vuole, per recuperarci al suo amore. 


Carlo Maria Martini

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