Wednesday 26 October 2016

Education and hope

LETTER OF HIS HOLINESS BENEDICT XVI
TO THE FAITHFUL OF THE DIOCESE AND CITY OF ROME
ON THE URGENT TASK OF EDUCATING YOUNG PEOPLE
21 January 2008



Lastly, I would like to offer you a thought which I developed in my recent Encyclical Letter Spe Salvi on Christian hope: the soul of education, as of the whole of life, can only be a dependable hope. Today, our hope is threatened on many sides and we even risk becoming, like the ancient pagans, people "having no hope and without God in the world", as the Apostle Paul wrote to the Christians of Ephesus (Eph 2: 12). What may be the deepest difficulty for a true educational endeavour consists precisely in this: the fact that at the root of the crisis of education lies a crisis of trust in life.

Saturday 22 October 2016

Provincial Festival of Salesian Bands, Bogotá

This evening, a concert at Centro Don Bosco: the third annual provincial festival of Salesian bands. Extraordinary, the level of competence and mastery of these almost 500 young people, mostly boys but also some girls, from our schools in the Bogotà province – and the thirteen young maestros, one better than the other. A musical evening not to be forgotten. I sort of like music, but I live without it, practically, dspite the – I realize now very ordinary – band background, and the clarinet and the saxophone. But this was really special.


Part of the secret is that instrumental music and band is part of the syllabus in practically all our schools in the Bogotà province. Mario Peresson, who is the brain behind this and other artistic festivals in the province, said that this kind of institutionalization gave continuity to the efforts; without this, there would be mere improvisation. Jaime Morales, the provincial, said that the maestros needed to be paid well, otherwise they would soon find other work. The instruments – which looked really well kept – belonged to the province, and were entrusted to the Rectors of the houses. It appears that there has been major outside funding, also for the salaries of the maestros. In general, the young people are very enthusiastic about joining – it is optional. There is a pre-band, then the juvenile band, and then the Band (the upper classes). The musical tradition of Colombia helps. The music we heard was mostly modern band music, with the integration of voice and other sounds – some of it composed by the maestros themselves, who are almost all showmen besides being musicians. And the young people not only played music – they made music. It was obvious that a good many of them were thoroughly enjoying themselves.

A wonderful evening. Talk about the power of music, the way of beauty. There is an element of the eternal and the divine in music. Certainly a way to God, the via pulchritudinis. 

Saturday 15 October 2016

Teresa, the humanity of Jesus, and prayer

Homily by Pope John Paul II on Teresa of Avila

6. Per mezzo dell’orazione, Teresa ha cercato e trovato Cristo. Lo ha cercato nelle parole del Vangelo, che fin dalla sua giovinezza “colpivano profondamente il suo cuore” (S. Teresa, Vita, 3, 5); lo ha trovato “tenendolo presente dentro di sé” (cf. Ivi. 4, 7); ha imparato a rivolgere a lui con amore lo sguardo nelle immagini del Signore di cui era tanto devota (cf. Ivi. 7, 2; 22, 4); con la Bibbia dei poveri - le immagini - e la Bibbia del cuore - la meditazione della parola - ha potuto rivivere interiormente le scene del Vangelo e accostarsi al Signore in grandissima intimità.
Quante volte santa Teresa ha meditato i passi del Vangelo che riportano le parole di Gesù a qualche donna! Quanta gioiosa libertà interiore le ha dato, in un tempo di accentuato antifemminismo, l’atteggiamento condiscendente di Gesù nei confronti della Maddalena, di Marta e Maria di Betania, della Cananea e della Samaritana, le figure femminili che la Santa tante volte ricorda nei suoi scritti! Non v’è dubbio che da questa prospettiva evangelica è stato possibile a Teresa difendere la dignità della donna e la sua possibilità di un conveniente servizio nella Chiesa: “Signore, quando eravate su questa terra, lungi d’aver le donne in dispregio, avete anzi cercato di favorirle con grande benevolenza” (S. Teresa, Vita, autografo di El Escorial, 3, 7).
L’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo di Sicar, che abbiamo ricordato nel Vangelo, è significativo. Il Signore promette alla Samaritana l’acqua viva: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 13-14).
Tra le donne sante della storia della Chiesa, Teresa di Gesù è indubbiamente colei che ha risposto a Cristo con il cuore più fervido: Dammi di quest’acqua! Lei stessa ce lo conferma quando ricorda i suoi primi incontri col Cristo del Vangelo: “Quante volte mi sono ricordata dell’acqua viva di cui parlò il Signore alla Samaritana! Sono molto devota di quell’episodio evangelico” (S. Teresa, Vita, 30, 19). Teresa di Gesù, come una nuova Samaritana, invita adesso tutti ad avvicinarsi a Cristo, che è sorgente d’acqua viva.
Cristo Gesù, il Redentore dell’uomo, è stato il modello di Teresa. In lui la Santa trovò la maestà della sua divinità e la condiscendenza della sua umanità: “Importantissimo per noi uomini, finché siamo quaggiù, è rappresentarci il Signore sotto figura di uomo” (Ivi. 22, 9); vedeva che pur essendo Dio era un Uomo, che non si stupisce delle debolezze degli uomini. Che orizzonti di familiarità con Dio ci svela Teresa nell’Umanità di Cristo! Con che precisione afferma la fede della Chiesa in Cristo vero Dio e vero Uomo! Come ne sperimenta la vicinanza, “nostro compagno nel santissimo Sacramento” (cf. S. Teresa, Vita, 22, 6).
Partendo dal mistero dell’Umanità santissima, che è porta, via e luce, è giunta fino al mistero della santissima Trinità (cf. Ivi. VII, 1, 6), fonte e mèta della vita dell’uomo, “specchio nel quale la nostra immagine è pure impressa” (Ivi. 2, 8). E dall’altezza del mistero di Dio ha compreso il valore dell’uomo, la sua dignità, la sua vocazione di infinito.
7. Avvicinarsi al mistero di Dio, a Gesù, “tenere presente . . . Gesù Cristo” (Ivi. 4, 8), riassume tutta la sua orazione. Questo è un incontro personale con colui che è l’unica via per andare al Padre (cf. S. Teresa, Castello Interiore, VI, 7, 6). Teresa reagì contro i libri che proponevano la contemplazione come un vago immergersi nella divinità (cf. S. Teresa, Vita, 22, 1), o come un “non pensare a nulla” (cf. S. Teresa, Castello Interiore, IV, 3, 6), scorgendo in questo il pericolo di rinchiudersi in se stessi, di allontanarsi da Gesù dal quale “ci vengono tutti i beni” (cf. S. Teresa, Vita, 22, 4). È per questo che grida: “abbandonare l’Umanità di Cristo . . . no, no, non lo posso sopportare!” (Ivi. 22, 1). Questo grido vale anche ai nostri giorni contro alcuni metodi di orazione che non si ispirano al Vangelo e che in pratica tendono a prescindere da Cristo, a vantaggio di un vuoto mentale che nel cristianesimo non ha senso. Ogni modo di orazione è valido in quanto si ispira a Cristo e conduce a Cristo, la Via, la Verità e la Vita (cf. Gv 14, 6). È ben vero che il Cristo dell’orazione teresiana va oltre ogni immaginazione corporea e qualsiasi rappresentazione figurativa (cf. S. Teresa, Vita, 9, 6); è Cristo risorto, vivo e presente, che trascende i limiti di spazio e di tempo perché è insieme Dio e uomo (cf. S. Teresa, Vita, 27, 7-8). Ma allo stesso tempo è Gesù Cristo, figlio della Vergine, che ci sta vicino e ci aiuta (cf. Ivi. 27, 4).
Cristo attraversa il cammino dell’orazione teresiana da un estremo all’altro, dai primi passi fino al vertice della perfetta unione con Dio. Cristo è la porta per la quale l’anima accede allo stato mistico (cf. Ivi. 10, 1). Cristo la introduce nel mistero trinitario (cf. Ivi. 27, 2-9). La sua presenza nello sviluppo del “rapporto amichevole”, che è l’orazione, è obbligata e necessaria: è lui che lo genera e lo fa esistere, è lui che ne è anche l’oggetto. È il “libro vivente”, Parola del Padre (cf. Ivi. 26, 5).
L’uomo impara a stare in profondo silenzio, quando Cristo gli insegna interiormente “senza strepito di parole” (cf. S. Teresa,Cammino, 25, 2); si vuota di sé “guardando il Crocifisso” (cf. S. Teresa, Castello Interiore, VII, 4, 9). La contemplazione teresiana non è ricerca di nascoste virtualità soggettive per mezzo di raffinate tecniche di purificazione interiore, ma aprirsi in umiltà a Cristo e al suo Corpo Mistico che è la Chiesa.

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1982/documents/hf_jp-ii_hom_19821101_avila.html 

The "Letter on Christian Meditation" cites the above text at note 12. See:
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19891015_meditazione-cristiana_it.html

Friday 14 October 2016

Sowing and reaping

God forgives, nature does not.

As you sow, so you reap.
as you eat, so you are.
as you see, so you become. 

Shouting the gospel through one's life

Recently in Rome, the congress on Charles de Foucauld, with the title GRIDARE IL VANGELO CON LA VITA.

Recalls Thomas Menamparambil's WHISPERING THE GOSPEL TO THE SOUL OF ASIA.

Different and yet the same.

"Proclaim the gospel at all times. Sometimes, use words."

Sunday 2 October 2016

Cultural islands

Anchukandom was talking about the damage done to the statue of Don Bosco in Gauhati last year. A well-known writer and thinker had offered an interesting comment: this would never have happened to any of the well-known Protestant Christians - because all of them have contributed significantly to the preservation of the Assamese language and culture. You Salesians have been running schools, increasingly now for the rich, and you are not seen as having a cultural connection. That is why it was easy to damage the statue of your founder.

I recalled Varghese Alengadan's study of the various incidents in which Christian institutions had been attacked some years ago. In every case, he said, somehow we had given cause: either because of arrogance, or because of lack of cultural sensitivity, or simply because we had remain a cultural island in the midst of the people, with little connection to them. 

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Rupnik, “E se l’evangelizzazione chiedesse una novità nella vita consacrata?” English summary

“EVANGELIZATION – DOES IT CALL FOR SOMETHING NEW FROM CONSECRATED LIFE?” MARKO RUPNIK, SJ “E se l’evangelizzazione chiedesse una novit...