Thursday 30 April 2015

Accompaniment

From my brief visit to the Salesian formation houses of Poland, this much is clear: our young confreres want to find people to speak to, people to whom they can open up their hearts. Our challenge as formators is to be that kind of people. How to be "that kind of people"? How to be genuine, true, real, authentic, rather than aiming at some odd perfection? How to be Christ? 

Exodus

In the process of formation, the great call to seek the meaning of what we say and proclaim and believe in real life, in the concrete. What does exodus mean? What might the passion and death mean in my life? Where do I experience the exodus, the passion, the death? All this is part of the contemplative intelligence that is able to see the Father working in every moment of daily life, "plasmando" il cuore del Figlio....

Sunday 19 April 2015

Passing by, leaving his mark


I remember a line from John of the Cross that I love very much: "no cogeré las flores, ni temeré a las fieras": I will not pluck the flowers, nor will I fear the wild beasts. I will not let the good things detain me, nor will I let the bad things overwhelm me.

Here are the verses: beautiful.

Buscando mis amores
iré por esos montes y riberas;
no cogeré las flores,
ni temeré a las fieras,
y pasaré los fuertes y fronteras.
¡Oh bosques y espesuras
plantadas por la mano del Amado!,
¡oh prado de verduras
de flores esmaltado!,
decid si por vosotros ha pasado.
Mil gracias derramando
pasó por estos sotos con presura;
y, yéndolos mirando,
con sola su figura
vestidos los dejó de su hermosura.

In an English translation which I wish could be improved:

3. Seeking my Love
I will head for the mountains and for watersides,
I will not gather flowers,
nor fear wild beasts;
I will go beyond strong men and frontiers.
4. O woods and thickets,
planted by the hand of my Beloved!
O green meadow,
coated, bright, with flowers,
tell me, has he passed by you?
5. Pouring out a thousand graces,
he passed these groves in haste;
and having looked at them,
with his image alone,
clothed them in beauty.

I find myself thinking of the beauty of Bether, and of the marvellous images that still fill my mind and heart of the road to Bether, the valley of Rephaim, not so far from Bethlehem and Cremisan, where the young David must have grazed his sheep. An April month, gloriously springtime, with the spring of the eunuch baptized by Philip, and the ruins of the Byzantine monasteries, and Vernet making us read the Psalm of the Good Shepherd under a fig tree thrusting out tender green leaves and little figs, with Ratisbonnians sitting around.

"Looking for my Beloved, I head for the mountains and the streams. The flowers are wonderful in springtime, and we hope to see the gazelles, but the wild beasts are long vanished. The strong men and the checkpoints are there though, not the same ones, but new. But nothing seems to diminish the beauty of woods and thickets planted by the Beloved, green meadows, coated bright with flowers. He has been here, he has seen this which his hand has planted. And even though he passed in haste, and a long time ago, even his look was enough to clothe them in beauty."

y, yéndolos mirando,
con sola su figura
vestidos los dejó de su hermosura.


Sunday 12 April 2015

It is a privilege to be formators: Pope Francis to the Congress for Formators, Rome

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL RADUNO DEI FORMATORI DI CONSACRATI E CONSACRATE,
PROMOSSO DALLA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA
Sabato, 11 aprile 2015


Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
M’ha detto [il Cardinale Prefetto] il vostro numero, quanti siete, e io ho detto: “Ma, con la scarsità di vocazioni che c’è, ci sono più formatori che formandi!”. Questo è un problema! Bisogna chiedere al Signore e fare di tutto perché vengano le vocazioni!
Ringrazio il Cardinale Braz de Aviz per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti i presenti. Ringrazio anche il Segretario e gli altri collaboratori che hanno preparato il Congresso, il primo di questo livello che si celebra nella Chiesa, proprio nell’Anno dedicato alla Vita Consacrata, con formatori e formatrici di molti Istituti di tante parti del mondo.
Desideravo avere questo incontro con voi, per quello che voi siete e rappresentate in quanto educatori e formatori, e perché dietro ciascuno di voi intravedo i vostri e nostri giovani, protagonisti di un presente vissuto con passione, e promotori di un futuro animato dalla speranza; giovani che, spinti dall’amore di Dio, cercano nella Chiesa le strade per assumerlo nella propria vita. Io li sento qui presenti e rivolgo loro un pensiero affettuoso.
Al vedervi così numerosi non si direbbe che ci sia crisi vocazionale! Ma in realtà c’è una indubbia diminuzione quantitativa, e questo rende ancora più urgente il compito della formazione, una formazione che plasmi davvero nel cuore dei giovani il cuore di Gesù, finché abbiano i suoi stessi sentimenti (cfr Fil 2,5; Vita consecrata, 65). Sono anche convinto che non c’è crisi vocazionale là dove ci sono consacrati capaci di trasmettere, con la propria testimonianza, la bellezza della consacrazione. E la testimonianza è feconda. Se non c’è una testimonianza, se non c’è coerenza, non ci saranno vocazioni. E a questa testimonianza siete chiamati. Questo è il vostro ministero, la vostra missione. Non siete soltanto “maestri”; siete soprattutto testimoni della sequela di Cristo nel vostro proprio carisma. E questo si può fare se ogni giorno si riscopre con gioia di essere discepoli di Gesù. Da qui deriva anche l’esigenza di curare sempre la vostra stessa formazione personale, a partire dall’amicizia forte con l’unico Maestro. In questi giorni della Risurrezione, la parola che nella preghiera mi risuonava spesso era la “Galilea”, “là dove tutto incominciò”, dice Pietro nel suo primo discorso. Le cose accadute a Gerusalemme ma che sono incominciate in Galilea. Anche la nostra vita è incominciata in una “Galilea”: ognuno di noi ha avuto l’esperienza della Galilea, dell’incontro con il Signore, quell’incontro che non si dimentica, ma tante volte finisce coperto da cose, dal lavoro, da inquietudini e anche da peccati e mondanità. Per dare testimonianza è necessario fare spesso il pellegrinaggio alla propria Galilea, riprendere la memoria di quell’incontro, quello stupore, e da lì ripartire. Ma se non si segue questa strada della memoria c’è il pericolo di restare lì dove ci si trova e, anche, c’è il pericolo di non sapere perché ci si trova lì. Questa è una disciplina di quelli e di quelle che vogliono dare testimonianza: andare indietro alla propria Galilea, dove ho incontrato il Signore; a quel primo stupore.
E’ bella la vita consacrata, è uno dei tesori più preziosi della Chiesa, radicato nella vocazione battesimale. E dunque è bello esserne formatori, perché è un privilegio partecipare all’opera del Padre che forma il cuore del Figlio in coloro che lo Spirito ha chiamato. A volte si può sentire questo servizio come un peso, come se ci sottraesse a qualcosa di più importante. Ma questo è un inganno, è una tentazione. È importante la missione, ma è altrettanto importante formare alla missione, formare alla passione dell’annuncio, formare a quella passione dell’andare ovunque, in ogni periferia, per dire a tutti l’amore di Gesù Cristo, specialmente ai lontani, raccontarlo ai piccoli e ai poveri, e lasciarsi anche evangelizzare da loro. Tutto questo richiede basi solide, una struttura cristiana della personalità che oggi le stesse famiglie raramente sanno dare. E questo aumenta la vostra responsabilità.
Una delle qualità del formatore è quella di avere un cuore grande per i giovani, per formare in essi cuori grandi, capaci di accogliere tutti, cuori ricchi di misericordia, pieni di tenerezza. Voi non siete solo amici e compagni di vita consacrata di coloro che vi sono affidati, ma veri padri, vere madri, capaci di chiedere e di dare loro il massimo. Generare una vita, partorire una vita religiosa. E questo è possibile soltanto per mezzo dell’amore, l’amore di padri e di madri. E non è vero che i giovani di oggi siano mediocri e non generosi; ma hanno bisogno di sperimentare che «si è più beati nel dare che nel ricevere!» (At 20,35), che c’è grande libertà in una vita obbediente, grande fecondità in un cuore vergine, grande ricchezza nel non possedere nulla. Da qui la necessità di essere amorosamente attenti al cammino di ognuno ed evangelicamente esigenti in ogni fase del cammino formativo, a cominciare dal discernimento vocazionale, perché l’eventuale crisi di quantità non determini una ben più grave crisi di qualità. E questo è il pericolo. Il discernimento vocazionale è importante: tutti, tutte le persone che conoscono la personalità umana – siano psicologi, padri spirituali, madri spirituali – ci dicono che i giovani che inconsciamente sentono di avere qualcosa di squilibrato o qualche problema di squilibrio o di deviazione, inconsciamente cercano strutture forti che li proteggano, per proteggersi. E lì è il discernimento: sapere dire no. Ma non cacciare via: no, no. Io ti accompagno, vai, vai, vai… E come si accompagna l’entrata, accompagnare anche l’uscita, perché lui o lei trovi la strada nella vita, con l’aiuto necessario. Non con quella difesa che è pane per oggi e fame per domani.
La crisi di qualità… Non so se è scritto, ma adesso mi viene da dire: guardare le qualità di tanti, tanti consacrati… Ieri a pranzo c’era un gruppetto di sacerdoti che celebrava il 60° di Ordinazione sacerdotale: quella saggezza dei vecchi… Alcuni sono un po’…, ma la maggioranza dei vecchi ha saggezza! Le suore che tutti i giorni si alzano per lavorare, le suore dell’ospedale, che sono “dottoresse in umanità”: quanto dobbiamo imparare da questa consacrazione di anni e anni!… E poi muoiono. E le suore missionarie, i consacrati missionari, che vanno là e muoiono là… Guardare i vecchi! E non solo guardarli: andare a trovarli, perché conta il quarto comandamento anche nella vita religiosa, con quegli anziani nostri. Anche questi, per una istituzione religiosa, sono una “Galilea”, perché in quelli troviamo il Signore che ci parla oggi. E quanto bene fa ai giovani mandarli da loro, che si avvicinino a questi anziani e anziane consacrati, saggi: quanto bene fa! Perché i giovani hanno il fiuto per scoprire l’autenticità: questo fa bene.
La formazione iniziale, questo discernimento, è il primo passo di un processo destinato a durare tutta la vita, e il giovane va formato alla libertà umile e intelligente di lasciarsi educare da Dio Padre ogni giorno della vita, in ogni età, nella missione come nella fraternità, nell’azione come nella contemplazione.
Grazie, cari formatori e formatrici, del vostro servizio umile e discreto, del tempo donato all’ascolto – l’apostolato “dell’orecchio”, ascoltare – del tempo dedicato all’accompagnamento e alla cura di ogni vostro giovane. Dio ha una virtù - se si può parlare della virtù di Dio -, una qualità, della quale non si parla tanto: è la pazienza. Lui ha pazienza. Dio sa aspettare. Anche voi, imparate questo, questo atteggiamento della pazienza, che tante volte è un po’ un martirio: aspettare… E quando ti viene una tentazione di impazienza, fermati; o di curiosità… Penso a santa Teresa di Gesù Bambino, quando una novizia incominciava a raccontare una storia e a lei piaceva sentire come era finita, e poi la novizia andava da un’altra parte, santa Teresa non diceva niente, aspettava. La pazienza è una delle virtù dei formatori. Accompagnare: in questa missione non vanno risparmiati né tempo né energie. E non bisogna scoraggiarsi quando i risultati non corrispondono alle attese. E’ doloroso, quando viene un ragazzo, una ragazza, dopo tre, quattro anni e dice: “Ah, io non me la sento; io ho trovato un altro amore che non è contro Dio, ma non posso, me ne vado”. E’ duro questo. Ma è anche il vostro martirio. E gli insuccessi, questi insuccessi dal punto di vista del formatore possono favorire il cammino di formazione continua del formatore. E se a volte potrete avere la sensazione che il vostro lavoro non sia abbastanza apprezzato, sappiate che Gesù vi segue con amore, e la Chiesa tutta vi è grata. E sempre in questa bellezza della vita consacrata: alcuni dicono che la vita consacrata è il paradiso in terra. No. Casomai il purgatorio! Ma andare avanti con gioia, andare avanti con gioia.
Vi auguro di vivere con gioia e nella gratitudine questo ministero, con la certezza che non c’è niente di più bello nella vita dell’appartenere per sempre e con tutto il cuore a Dio, e dare la vita al servizio dei fratelli.

Vi chiedo per favore di pregare per me, perché Dio mi dia anche un po’ di quella virtù che Lui ha: la pazienza.

Highlights:
  • ·      Formators are called to be witnesses and not just masters.
  • ·      I invite you to return to the initial “wonder” (stupor) of your own vocation. It is your Galilee.
  • ·      You must be true fathers and mothers, who know how to give birth to the religious life in the young
  • ·      You must also have the courage to say no.
  • ·      There is certainly a lessening of our numbers; but this should not lead to the much more dangerous crisis of quality. This is a real danger. I invite formators to be lovingly attentive and evangelically demanding. Vocational discernment is extremely important. Young people with unconscious disturbances or deviations unconsciously seek security in strong structures. We need to learn to accompany those who enter, but also the departures. Otherwise “il pane per oggi e fame per domani.” 
  • ·      The wonderful quality of many senior consecrated people. They are doctors in humanity. Many of them – not all! – are wise. Look to them, and visit them. They are also a Galilee, where you will find the Lord. Young people will benefit much by approaching them. Young people have a nose for authenticity: they recognize it very well.
  • ·      Initial formation is the first step in our lives, the whole of which is formation.
  • ·      Yours is a humble and discreet service. Give time to listening: the Apostolate of the Ear (apostolato dell’orecchio).
  • ·      God has a virtue about which we don’t talk much: patience. You should learn from God to be patient. It is a martyrdom. You always face the temptation to curiosity. I remember the wonderful example of St Teresa of the Child Jesus: a novice was telling her a story, interrupts and goes away; and Teresa controls her curiosity. She is an example of the patience of God.
  • ·      Accompaniment: don’t spare your energies in this regard. Don’t get discouraged when the results do not correspond to your expectations. This is our martyrdom. The experience of failures can be an element in the ongoing formation of the formator.
  • ·      Sometimes your work will not be appreciated. Know that Jesus follows you with love.
  • ·      The beauty of consecrated life. Live with joy and gratitude, with the certainty that there is nothing so beautiful as giving one’s whole life to the Lord.


Friday 10 April 2015

Formation of formators: the key issue in formation

The second day of the International Congress for Formators to the Consecrated Life.

Sr Claudia Pena y Lillo presented five models of formation, from the classical Ascetico-Traditional one exalting a certain type of perfection based on rules, common observances and clearly defined relationships between superiors and subjects, to what she called the Integration Model, which seems to me to be largely the one proposed by Cencini, if not a slight variation of it.

The clear declaration: the central point is the FORMATORS, not the formees.

Ricardo Volo also made a presentation in Cencini terms: from Docilitas to Docibilitas, which mean from the Order and Discipline traditional model to one that enables people to learn how to learn and to keep learning, putting on the mind and heart of Christ, or his SENSIBILITAS.

From table and group discussions: a good formation of formators course, the Chemchemi 9 month course in Nairobi. The Christian Brothers have taken the radical step of psychologically testing their formators, and then sending them to courses at the Institute of Religious Formation, St Louis, USA, or to two centres in Ireland, one of them being Loreto House. The Philippines: the East Asia Pastoral Institute; the Emmaus program; etc.

Thursday 9 April 2015

Archbishop Carballo's hints on formation at the International Congress for Formators, Rome

First day of the International Congress for Formators to the Consecrated Life, at Hotel Ergife Palace, Via Aurelia, Rome: the very first time such a congress is ever being organized, and the response has been overwhelming: 1,260 participants, with all the attendant logistical problems. But after all this, I must say the first day has gone very well. The overriding attitudes of the bishops and organizers has been wonderful: gentle, respectful, pleasant, not overbearing and know it all. I am also impressed with some of the methods adopted: we are seated at tables of about 10, according to language, but 'mixed' among different congregations of men and women. This is not only informal, but also enables periods of group reflection and sharing. There were three big talks today, by Cardinal Joao Braz, Prof. Michelina Tenace, and Fr Amedeo Cencini; but also plenty of moments for sharing, and even one for silent reflection - something I never thought I would see in a congress. And the whole congress is "wrapped" and "enveloped" in prayer, from the prayer vigil that I failed to attend last night, to the morning prayer and the concluding prayer of the day.

Archbishop Carballo, formerly the Superior General of the OFM, was fresh and to the point: he spoke of LISTENING, HOSPITALITY, COMMUNION, PASSIONE and DISCERNMENT as attitudes that are basic in formation and, I suppose, in formators.

Amazing to see him putting listening in the first place: listen more than talk, he said. And he even added: if you really want to listen to what your formees are saying, you have to learn to listen to yourself.

Hospitality, a distinguishing mark of formators. (Nothing so horrible as formators who are not welcoming. Nothing so eloquent as formators who are.) And again here: be conscious of your own fragility, so that you might recognize and accept the fragility of your formees.

Communion, but without dependence. We should be dependent on nobody except Christ. Pope Francis speaks of the spirituality of encounter.

Passion: innamorati di Cristo: "For me to live is Christ." And here: the gospel is the vademecum of formation, the supreme rule of life, before and above all our constitutions.

Discernment, rooted in a life of prayer. A contemplative intelligence that is able to see God in all and in everything.

A free and personal relationship with the Spirit and with others, especially with the formees. Love your formees; they are sacred, they are not numbers. Don't be afraid to demand.

There is a logic of the gift: there is nothing that we have not received; so freely we give.

And allow yourselves to be formed by God, and by your formees.


Monday 6 April 2015

Austin Camilleri, Christ leaves the shroud

Extraordinary work by Maltese artist Austin Camilleri

"And he departed from our sight
that we might return to our heart,
and there find Him.
For He departed and behold, He is here."
St Augustine

Saturday 4 April 2015

Piero Della Francesca’s ‘Resurrection’

Plagiarized from Joaquim D'Souza's Easter wishes:

Della Francesca’s ‘Resurrection’

Piero Della Francesca’s ‘Resurrection’
Aldous Huxley famously called it ‘the greatest picture in the world’. Looking down from an end wall of the mediaeval civic hall in the quiet little Tuscan town of Borgo San Sepolcro, Piero della Francesca’s ‘Resurrection’ is an image of astonishing power, showing a stern-faced risen Christ stepping out of his tomb in the dawn light of the first Easter morning like an unstoppable force of nature, exuding supernatural authority as he turns the leaves on the trees behind him from wintry death to the new life of spring. This is a painting like no other in the history of art. But we can only still see it today thanks to the essay to which it inspired Huxley in 1925, ‘The Best Picture’.
When in 1964 H.V. Morton published A Traveller in Italy, he recalled a few years earlier meeting in Cape Town a second-hand bookseller, Anthony Clarke, who told him the remarkable story of how Huxley’s essay had prompted him to save this fresco from destruction. In 1944, as a British artillery captain, Clarke had been sent forward to the hills above San Sepolcro, supposedly full of Germans, with orders to blast the town to smithereens. Recalling its name from Huxley’s essay, in the nick of time he ordered his guns to stop firing. A young boy coming up the hill told them that the Germans had all left. Warily entering the town, Clarke, with huge relief, found Piero’s masterpiece untouched.

(This is an extract from an article by Christopher Booker which first appeared in the print edition of The Spectatormagazine, dated 19 April 2014.)

Being open in spiritual direction

From Patrick H. Byrne, "Ethics, Discernment and Self-Appropriation" paper presented at the International Lonergan Workshop, Jerusalem, to be published in Divyadaan: Journal of Philosophy and Education:

These observations bring to the surface the important role played by a director of the exercises, and beyond that, to the conditions for the emergence of good directors. Toner draws attention to this historical dimension of the spiritual exercises in the context of his commentary on the thirteenth ‘rule’ for first week. There Ignatius points out that an interior movement from evil sources “behaves as a seducer does, in seeking to carry on a clandestine affair and not to be exposed.” Whenever people find themselves wanting to conceal what they are doing or contemplating doing, this is a sure sign of a degenerating orientation. Without actually telling anyone what to do, Ignatius simply observes that such inclinations are overcome when one discloses such intentions “to a confessor or to another spiritual person who is acquainted with [this] trickery and malice.”[1] Toner elaborates upon Ignatius’ observations, saying that such inclinations are dissipated by

(1) our being open with someone about our spiritual life and (2) our being sure that the person with whom we are open is not only a good person who truly wants our good, but also a person with adequate learning and experience in the ways of good and evil spirits.[2]

Such people are, unfortunately, not easy to find.[3] The problem is also due in part to the very structure of human consciousness, which we might call a hermeneutical problem.

The first and most important step in being open to another is our coming to know reflectively with clarity what is going on in our lives. Very few people can come to this knowledge except by trying to tell someone else about it… openness helps self-knowledge, and self-knowledge in turn helps to openness, and both together help to overcome the deceits of [evil sprits] already set in motion.[4]

Just as self-knowledge was essential for genuine discernment for Aristotle and Paul, so it is for Ignatius as well. Yet because ‘openness’ for him depends upon a self-knowledge yet to be attained, this points toward the need for aids to self-knowledge that lie beyond the retreatant herself or himself namely, good and wise directors of the exercises. But such directors must themselves have come to self-knowledge and genuine openness through the processes of maturation in spiritual discernment. Which of course means that they, too, must have had good directors, tracing all the way back to Ignatius himselfand beyond Ignatius, most importantly, to the very Spirit of God, and to the traditions of spirituality upon which Ignatius drew as he added his own unique insights.[5]




[1] Toner, Spirits 27 [326].
[2] Toner, Spirits 200.
[3] Toner says that this is due in part to the fact that the Spiritual Exercises have not been properly or carefully interpreted. He set himself the task in the two books cited here, and beyond, of making up for this deficiency, so that the exercises may be directed more effectively. See Toner, Spirits xv-xvii and 16-17.
[4] Toner, Spirits 200.
[5] Toner remarks that even if a person is not successful in finding a good director, the Spirit will “counsel anyone of good will who cannot find human understanding and guidance,” Toner, Spirits 201. While this is of course true, it is also true that the work of the Spirit can accomplish is promoted and advanced by truly discerning directors.

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Rupnik, “E se l’evangelizzazione chiedesse una novità nella vita consacrata?” English summary

“EVANGELIZATION – DOES IT CALL FOR SOMETHING NEW FROM CONSECRATED LIFE?” MARKO RUPNIK, SJ “E se l’evangelizzazione chiedesse una novit...